Diventare avvocato è sempre stato sinonimo di prestigio, stabilità economica e riconoscimento sociale. Per molti anni la professione forense è stata considerata una delle carriere più ambite, in grado di garantire sicurezza economica e crescita professionale. Oggi, perché è difficile trovare giovani avvocati?
Negli ultimi anni questo scenario è profondamente cambiato. Gli studi legali faticano sempre più a trovare giovani professionisti disposti a intraprendere la carriera forense e, ancora di più, a trattenerli nel tempo.
Il fenomeno non dipende soltanto dal calo demografico e dalla diminuzione dei laureati in Giurisprudenza, ma anche dal fatto che è cambiato il modo in cui le nuove generazioni scelgono il lavoro. Oltre alla retribuzione, assumono un ruolo decisivo qualità della vita, flessibilità, crescita professionale e cultura organizzativa.
Perché è difficile trovare giovani avvocati? La guerra dei talenti
L’espressione “War For Talent” – che utilizziamo esclusivamente per il suo valore storico e descrittivo, prendendo le distanze dall’immaginario bellico che evoca – nasce nel 1997, quando un gruppo di consulenti di McKinsey & Company pubblica una ricerca che analizza la crescente difficoltà delle aziende nell’attrarre e trattenere le persone ad alto potenziale.
Anche il settore legale vive questa sfida, con una nuova caratteristica. Oggi sono sempre più spesso i giovani laureati a valutare attentamente quale percorso professionale sia davvero compatibile con le proprie aspettative.
La vera competizione, quindi, non riguarda più semplicemente il recruiting. Gli studi devono dimostrare di essere ambienti in cui è possibile crescere, acquisire competenze, lavorare con tecnologie innovative e conciliare sviluppo professionale e benessere personale.
I numeri del cambiamento: meno laureati e una professione che invecchia
Negli ultimi anni le iscrizioni ai corsi di laurea in Giurisprudenza sono diminuite sensibilmente rispetto ai livelli registrati nei primi anni Duemila e, conseguentemente, anche il numero dei laureati continua a ridursi. Dopo il picco del 2015, con oltre 14.300 laureati, nel 2024 si è scesi sotto quota 9.500. (Fonte: Rapporto 2026 della Cassa Forense)
Le elaborazioni Censis-Cassa Forense presentate con il Rapporto sull’Avvocatura 2026, confermano inoltre un cambiamento strutturale nell’attrattività della professione forense tra i laureati in Giurisprudenza.
Se fino al 2014 circa due laureati su tre (66%) sceglievano di intraprendere il percorso verso l’abilitazione e la libera professione, nel 2018 la quota era già scesa al 50,1%, per attestarsi al 36,1% nel 2022. In meno di un decennio, quindi, la percentuale di neolaureati intenzionati a diventare avvocati si è pressoché dimezzata, evidenziando un progressivo allontanamento dalla professione.
Parallelamente aumenta l’età media degli avvocati italiani, sia per un incremento delle cancellazioni dall’albo di professionisti non in età pensionabile, sia per un’effettiva diminuzione delle iscrizioni.
Infatti, sempre meno giovani entrano nella professione e chi esce non viene sostituito con la stessa rapidità. Negli ultimi anni il numero di avvocati si è così ridotto di oltre 16.000 unità, passando da 245.030 professionisti nel 2020 a 228.641 nel 2025.
Tale contrazione riflette il cambiamento delle preferenze universitarie delle nuove generazioni. I Gen Z sono infatti sempre meno inclini a considerare Giurisprudenza un percorso in grado di assicurare stabilità e benessere occupazionale e ancora meno inclini a valutare la carriera forense come possibile alternativa.
Perché i giovani non vogliono più fare gli avvocati?

Per capire perché è difficile trovare giovani avvocati, occorre analizzare le ragioni che spingono molti laureati in Giurisprudenza a orientarsi verso percorsi professionali diversi dalla carriera forense.
Ma a cosa è realmente dovuta questa flessione? Il calo dei laureati non dipende soltanto dalla demografia. È cambiato infatti anche il modo in cui le nuove generazioni valutano il lavoro. Prestigio e stabilità non sono più gli unici criteri di scelta, oggi contano anche qualità della vita, prospettive di crescita, benessere organizzativo e flessibilità.
La ricerca di un miglior work-life balance
La Generazione Z attribuisce un peso crescente alla qualità della vita che include flessibilità organizzativa e possibilità di mantenere un equilibrio tra lavoro e tempo libero. Pertanto, la ricerca di un ambiente professionale sostenibile diventa spesso più decisiva nella scelta della carriera rispetto alla mera retribuzione o al prestigio della professione.
Nel Rapporto Cassa Forense del 2025, oltre sei avvocati su dieci dichiarano di avere difficoltà nel conciliare la professione con la vita privata. Tra gli under 40 la percentuale supera il 70%, segnale evidente di una sofferenza che riguarda proprio la fascia generazionale destinata a garantire il ricambio della categoria. (Fonte: Rapporto 2025 della Cassa Forense)
Il settore legale, perciò, continua a essere percepito come uno degli ambienti lavorativi più impegnativi. Orari lunghi, disponibilità continua, forte pressione sulle scadenze e percorsi di crescita molto competitivi rappresentano elementi che scoraggiano molti giovani professionisti.
Percorso di carriera lungo e incerto
La questione non riguarda esclusivamente l’equilibrio tra vita privata e professionale. Anche la lunghezza del percorso prima di raggiungere un adeguato ritorno economico rappresenta un elemento di forte criticità.
Il percorso per diventare avvocato richiede, infatti, un investimento significativo in termini di tempo e formazione. Dopo i cinque anni di laurea occorre affrontare diciotto mesi di pratica forense, superare l’esame di Stato — tra gli esami più selettivi in assoluto, con tassi di successo storicamente bassi — e solo a quel punto avviare l’attività professionale vera e propria.
Si tratta, nel complesso, di un percorso che può richiedere anche sette o otto anni prima di generare stabilità. A questo si aggiunge che i primi anni di professione restano spesso caratterizzati da compensi modesti, mentre le reali prospettive di crescita economica richiedono ulteriore tempo per consolidarsi.
Un investimento a lungo termine, insomma, in un mercato del lavoro che si muove sempre più velocemente e che, in altri ambiti, premia con maggiore rapidità l’ingresso e la crescita professionale.
Alternative più veloci e inizialmente più remunerative
Molti giovani si trovano così a confrontare questo percorso con opportunità offerte da altri settori, dove l’ingresso nel mercato del lavoro è più rapido, gli stipendi iniziali risultano più competitivi e le possibilità di crescita appaiono maggiormente prevedibili.
Non sorprende quindi che una parte dei laureati in Giurisprudenza scelga strade diverse dall’avvocatura. Uffici legali aziendali, consulenza, risorse umane, pubblica amministrazione e nuove professioni legate alla tecnologia giuridica — dal legal design alla compliance, fino ai ruoli ibridi tra diritto e innovazione — rappresentano oggi alternative sempre più attrattive.
In questo senso, si comprende perché è difficile trovare giovani avvocati. La laurea in Giurisprudenza non è più vista soltanto come l’anticamera dell’avvocatura, ma come una base solida da cui costruire percorsi professionali diversificati, talvolta anche più lineari e prevedibili rispetto alla libera professione forense.
Il cambiamento dei valori nelle nuove generazioni
Anche il modello organizzativo tradizionale sta iniziando a mostrare i propri limiti. Sempre più giovani professionisti preferiscono lavorare in team multidisciplinari piuttosto che immaginare una carriera fondata esclusivamente sullo studio individuale o associato, ma comunque necessariamente monoprofessionale, che ha caratterizzato la professione per decenni.
Le nuove generazioni cercano collaborazione, maggiore trasparenza nei processi decisionali, confronto continuo e ambienti meno gerarchici. Il merito resta il criterio guida della crescita professionale, come da sempre negli studi legali, ma i giovani si aspettano che questo percorso sia reso più chiaro fin dall’inizio, con feedback costanti e obiettivi espliciti, anziché essere legato in modo implicito alla sola anzianità.
Parallelamente cambia anche il concetto stesso di successo professionale. Se in passato il traguardo era rappresentato quasi esclusivamente dall’ingresso in uno studio prestigioso o dalla costruzione di una clientela personale, oggi molti giovani valutano aspetti diversi: possibilità di lavorare da remoto, formazione continua, benessere organizzativo e impatto sociale del proprio lavoro.
Best practice per gli studi: ripensare il modello di studio legale
Per rispondere alla domanda che sta guidando questo articolo – “Perché è difficile trovare giovani avvocati?” – e a questi cambiamenti strutturali, molti studi stanno rivedendo il proprio modello organizzativo. L’obiettivo non è più soltanto assumere nuovi collaboratori, ma diventare luoghi in cui le persone desiderano costruire la propria carriera.
Dal “cercare talenti” al “costruire studi attrattivi”
Più che investire esclusivamente nel recruiting, molti studi legali – specialmente quelli più strutturati – lavorano sul proprio employer branding e sulla capacità di attrarre professionisti offrendo un’esperienza professionale distintiva.
Ciò significa, ad esempio:
- definire percorsi di crescita trasparenti;
- investire nella formazione continua;
- promuovere una leadership orientata al mentoring;
- adottare modelli organizzativi più flessibili;
- valorizzare il benessere organizzativo e la qualità delle relazioni professionali.
Anche gli studi di dimensioni medio-piccole possono essere competitivi valorizzando i propri punti di forza:
- relazioni dirette con i professionisti senior;
- maggiore autonomia operativa;
- responsabilizzazione;
- percorsi di crescita personalizzati.
In un mercato sempre più competitivo, la capacità di offrire un’esperienza professionale di qualità diventa un elemento distintivo e rilevante tanto quanto la reputazione dello studio.
L’IA come leva per attrarre i giovani talenti
Tra i fattori che stanno contribuendo a rendere più attrattivi gli studi legali c’è anche l’intelligenza artificiale. Le nuove generazioni sono infatti cresciute in un contesto digitale e si aspettano di lavorare con strumenti tecnologici evoluti.
Entrare in uno studio che utilizza l’IA per automatizzare attività ripetitive, velocizzare la ricerca giuridica o supportare la redazione degli atti significa poter dedicare più tempo alle attività a maggior valore aggiunto, come l’analisi dei casi, la consulenza strategica e il rapporto con il cliente.
Per un giovane avvocato questo si traduce in un’esperienza professionale più stimolante. Invece di trascorrere gran parte della giornata in attività manuali e a basso contenuto formativo, può sviluppare fin dai primi anni competenze consulenziali, capacità di problem solving e una maggiore autonomia operativa.
Naturalmente la tecnologia, da sola, non è sufficiente. Per diventare un vero fattore attrattivo deve essere accompagnata da formazione continua, sviluppo delle competenze digitali e una cultura organizzativa orientata all’apprendimento e all’innovazione.
Perché è difficile trovare giovani avvocati? Conclusioni
Se oggi è difficile trovare giovani avvocati, è perché sono cambiate le regole con cui i professionisti scelgono dove lavorare.
La corsa ai talenti nel settore legale non si combatte soltanto sul piano economico o reputazionale, ma conta sempre di più l’esperienza complessiva offerta dall’organizzazione.
La crisi dell’attrattività della professione forense non è segnale di un disinteresse verso il diritto, ma piuttosto la conseguenza di un cambiamento generazionale che coinvolge tutto il mondo del lavoro. I giovani continuano a cercare carriere stimolanti e percorsi professionali ambiziosi, ma che siano compatibili con una migliore qualità della vita e solide prospettive di crescita.
Per il settore legale si apre dunque una nuova stagione. L’obiettivo è convincere i migliori talenti che vale ancora la pena scegliere la professione e a fare la differenza non sarà la dimensione dello studio o la sua storia, ma sarà il coraggio di ripensare e innovare il modo in cui si lavora.
Bibliografia
- Cassa Forense, Censis, 2025. RAPPORTO SULL’AVVOCATURA
- Cassa Forense, Censis, 2026. RAPPORTO SULL’AVVOCATURA
- Ceci M., 2025. Più ostacoli per i giovani professionisti, Il Sole 24 Ore
- Ceroni S., 2025. Avvocato cercasi: perché nessuno vuole più fare questa professione?, Econopoly – Il Sole 24 Ore
- Magri V., 2025. Se i giovani non vogliono fare gli avvocati, TopLegal
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Domande frequenti
Non sono più solo gli studi a scegliere i candidati migliori, ma sono i giovani laureati a valutare quale studio sia realmente compatibile con le proprie aspettative. La competizione, quindi, si gioca sulla capacità dello studio di offrire un ambiente in cui crescere davvero.
I giovani scelgono meno di fare l’avvocato a causa di fattori demografici, un difficile equilibrio vita-lavoro, un percorso lungo e incerto, alternative più rapide e remunerative e un cambiamento di valori.
Per attrarre e trattenere giovani talenti, gli studi possono investire in employer branding, fornire percorsi di crescita trasparenti, offrire formazione continua e modelli organizzativi più flessibili, e usare l’intelligenza artificiale per automatizzare attività ripetitive.






