Se i Regulatory Affairs Manager tendono a essere profili poco disponibili sul mercato, come si possono trovare e attrarre?
Il Regulatory Affairs Manager è oggi una delle figure più complesse da reperire nei settori ad alta regolamentazione, come quello farmaceutico e dei dispositivi medici. La ragione di questa scarsità è strutturale e risiede nell’ibridazione di competenze richiesta al ruolo. Si esige una solida preparazione tecnico-scientifica unita a una conoscenza normativa aggiornata e spesso multi-giurisdizionale, coordinata con la capacità di interfacciarsi costantemente con enti regolatori, R&D, produzione e vertici aziendali.
Secondo il Sistema Informativo Excelsior di Unioncamere e Ministero del Lavoro, nel maggio 2026 la difficoltà di reperimento riguardava circa il 43% dei profili ricercati dalle imprese italiane. Ci sono state punte molto più elevate per le professioni tecniche e per gli indirizzi chimico-farmaceutico e sanitario-paramedico (rispettivamente al 72,4% e al 70,8%). Il Regulatory Manager, che nasce quasi sempre da percorsi di laurea in queste stesse discipline, eredita in pieno questa criticità strutturale.
Come trovare Regulatory Affairs Manager: i driver di pressione
La pressione normativa del biennio 2026-2028
La pressione sul mercato subisce una spinta ulteriore dal complesso calendario normativo europeo, a partire dall’AI Act (Reg. UE 2024/1689). Questo primo regolamento europeo sull’intelligenza artificiale disciplina l’uso dei sistemi tecnologici adottando una scala di rischio (da minimo ad alto, fino alle pratiche vietate). Impone precisi standard di trasparenza, gestione dei dati e supervisione umana per tutelare sicurezza e diritti fondamentali.
L’AI Act, tuttavia, non si applica mai allo stesso modo a tutte le filiere industriali.
- Per i dispositivi medici l’intreccio è ben definito. Un sistema di IA integrato in un dispositivo di Classe IIa o superiore viene classificato “ad alto rischio” quando il prodotto stesso richiede la validazione di un Organismo Notificato secondo MDR o IVDR. Dal 2027 i fabbricanti dovranno dimostrare la conformità a entrambi i quadri normativi contemporaneamente.
- Nel farmaceutico il collegamento è invece più indiretto. L’IA entra soprattutto nei processi produttivi, nei controlli di qualità e nella farmacovigilanza, ambiti disciplinati dalle norme di buona fabbricazione (GMP) più che da una classificazione di rischio automatica del prodotto. Questo lascia al Regulatory Manager un margine di interpretazione, e quindi di responsabilità, più ampio rispetto al collega che opera sui dispositivi medici.
- Nel settore alimentare, infine, l’impatto resta ancora più marginale. È limitato a casi specifici come la sicurezza predittiva o la tracciabilità di filiera, senza un percorso di certificazione dedicato paragonabile a quello dei dispositivi medici.
Ne consegue che un Regulatory Manager formato nel mondo dei dispositivi medici non è automaticamente pronto a operare nel farmaceutico, e viceversa. Pur trattandosi dello stesso regolamento europeo, le competenze richieste per interpretarlo correttamente cambiano sensibilmente da settore a settore. Un ulteriore elemento che restringe il bacino di candidati qualificati.
Un quadro normativo sempre più complesso
A rendere il quadro ancora più stringente contribuisce poi il fatto che dal 2 agosto 2026 sono già pienamente operativi gli obblighi di trasparenza (dichiarazione di contenuti generati da IA e chatbot) e l’impianto sanzionatorio.
A questo scenario si sovrappongono il consolidamento del GDPR, l’innalzamento dei requisiti ESG (in particolare le soglie della Corporate Sustainability Reporting Directive – CSRD) e le direttive verticali di settore. La compliance diventa così una condizione imprescindibile di accesso al mercato.
Il paradosso dell’automazione
Un tema critico e ancora poco affrontato riguarda l’adozione crescente di software di Regulatory Change Management e strumenti di intelligenza artificiale per il monitoraggio normativo. Se da un lato questi strumenti alleggeriscono il carico operativo dei team regolatori automatizzando la ricerca documentale, dall’altro limitano i posti di lavoro per le figure junior.
Ridurre le posizioni in ingresso significa prosciugare il bacino da cui nascono i Regulatory Affairs Manager di domani. Affidarsi ciecamente all’automazione rischia di provocare un effetto boomerang sul lungo periodo, riducendo ulteriormente la disponibilità futura di profili senior qualificati.
Le leve operative per attrarre, costruire e intercettare il talento

Per superare la logica dell’emergenza e costruire una gestione del capitale umano davvero sostenibile, le aziende devono strutturare un piano d’azione articolato su tre direttrici fondamentali: attrarre i migliori talenti attraverso un’offerta di valore credibile, coltivarli internamente nel medio-lungo periodo e intercettarli sul mercato passivo mediante canali dedicati.
Attrarre: ridefinire la Employer Value Proposition (EVP)
Per capire come trovare Regulatory Affairs Manager sul mercato, però, non basta intervenire sulla ricerca: è necessario rendere l’opportunità realmente attrattiva. È fondamentale assicurare un coinvolgimento strategico precoce, integrando la funzione fin dalle fasi iniziali di ricerca e sviluppo e nell’ideazione del prodotto, invece di relegarla a un controllo di conformità a valle. A questo deve affiancarsi un piano di continuità formativa sostenuto da un budget garantito e destinato a certificazioni, master e alla partecipazione ai principali congressi internazionali di settore, come RAPS e TOPRA.
Va ricordato che una EVP funziona solo se la job description rispecchia fedelmente la quotidianità del ruolo. Promettere centralità decisionale per poi confinare la funzione a un adempimento burocratico compromette rapidamente la reputazione aziendale all’interno di una community professionale ristretta e altamente connessa.
Attrarre: allineamento retributivo al valore di mercato
Parallelamente alla cultura aziendale, la competitività dell’offerta economica richiede un aggiornamento costante delle bande retributive, guidato da benchmark di mercato parametrati su settore, seniority e proiezione internazionale. Su queste basi è opportuno strutturare piani di incentivi legati al raggiungimento di milestone concrete. Ne sono un esempio l’ottenimento di approvazioni regolatorie, la presentazione di submission complesse o il superamento di audit critici.
Allo stesso tempo, l’offerta deve saper premiare le competenze emergenti, adeguando la retribuzione per quei profili capaci di governare quadri normativi recenti e complessi (dall’AI Act al regolamento MDR) che distinguono un candidato allineato da uno pronto a gestire la trasformazione.
Il nuovo vincolo della trasparenza salariale
Dal 7 giugno 2026 è pienamente operativa in Italia la Direttiva UE 2023/970 sulla trasparenza salariale, secondo cui le aziende devono indicare una fascia retributiva precisa in ogni annuncio di lavoro fin dall’avvio della selezione e non possono più chiedere ai candidati la storia retributiva delle esperienze precedenti.
Per un ruolo come quello del Regulatory Affairs Manager, dove le bande salariali restano spesso fortemente dipendenti da settore e seniority, questo significa che le aziende non potranno più permettersi offerte generiche o costruite ad hoc in fase di negoziazione. I criteri retributivi dovranno essere definiti prima di aprire la selezione, pena l’esposizione a contenziosi in cui sarà l’azienda a dover dimostrare l’assenza di discriminazione, e non più il lavoratore a doverla provare.
Attrarre: offrire traiettorie di carriera e reale work-life balance
L’attrattività di un’organizzazione si misura anche sulla chiarezza delle prospettive di crescita e sulla qualità della vita lavorativa. È necessario tracciare percorsi di carriera trasparenti che offrano l’opportunità di guidare un team o coordinare progetti sempre più di rilievo. Al contempo, colmare il divario sul lavoro flessibile rispetto ad altri settori — oggi fermo a circa il 30% nell’ambito Healthcare & Life Sciences — permette di acquisire un immediato vantaggio competitivo con investimenti contenuti.
Formare: investire nella costruzione del talento
Di fronte alla scarsità strutturale di profili ad alta specializzazione, ampiamente documentata dai dati Excelsior, la sola ricerca esterna non è più sufficiente.
Le aziende devono affiancare al recruiting un solido piano di sviluppo interno basato su programmi di upskilling per risorse provenienti da settori adiacenti come la Qualità o la R&D, studiando la motivazione e il potenziale dei talenti interni.
Diventa quindi strategico stringere partnership con le università e i master dedicati per offrire sbocchi professionali meritocratici, promuovendo contemporaneamente iniziative di orientamento STEM in grado di avvicinare i giovani alle carriere regolatorie già durante il percorso di studi.
Come trovare Regulatory Affairs Manager: affidarsi a canali di ricerca specializzati
Per capire come trovare Regulatory Affairs Manager qualificati, è quindi necessario considerare anche canali di ricerca specializzati. I professionisti raramente cercano lavoro sui portali generalisti e ancora più raramente rispondono ad annunci privi di specificità. Per raggiungere questo target in larga parte passivo è utile lavorare con head-hunter e società di ricerca specializzate nel settore regolatorio.
Questi partner dispongono della rete di contatti e della credibilità necessarie per intercettare professionisti che, pur non essendo in attiva ricerca di occupazione, si dimostrano aperti a valutare opportunità di carriera realmente qualificate.
Come trovare Regulatory Affairs Manager: conclusione
Attrarre un Regulatory Affairs Manager non è una questione di fortuna, né si risolve con un semplice aumento retributivo isolato. Richiede una revisione profonda del modo in cui l’azienda concepisce la funzione regolatoria al proprio interno.
Le organizzazioni che affronteranno la scarsità in modo sistemico, adeguando le job description, allineando la Total Reward, investendo sui giovani e avvalendosi di partner di ricerca verticali, saranno quelle in grado di garantire il proprio successo. Questo sarà ancora più rilevante in un contesto normativo che, nei prossimi anni, renderà questa competenza sempre più centrale.
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Bibliografia e Sitografia
- Unioncamere – Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, Sistema Informativo Excelsior — Notizie, dato di maggio 2026 sulla difficoltà di reperimento (43% dei profili ricercati)
- Fondo Repubblica Digitale, Report sul mismatch tra domanda e offerta di lavoro in Italia, n. 1/2025, basato su dati Unioncamere-Excelsior
- Unioncamere – Sistema Informativo Excelsior, La domanda di professioni e di formazione, 2024
- Deloitte, Osservatorio STEM 2024-2025 — Comunicato stampa
- Previsioni dei fabbisogni occupazionali e professionali in Italia a medio termine (2022-2026) | Excelsior
- Regulatory Affairs Manager: Conformità e Normative nel Settore
- Mercato del lavoro in Italia: la mappa delle opportunità e delle sfide nella primavera 2026
- Working in Regulatory Affairs: Careers, Salaries, and Trends
- AI Act europeo: oltre il 2025, la roadmap verso la piena applicazione nel 2026 e 2027
- Regolamento Omnibus digitale sull’IA: le modifiche all’AI Act – FISCOeTASSE.com
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Domande Frequenti
La difficoltà non dipende solo dalla scarsità di candidati, ma dalla combinazione di competenze tecniche, scientifiche, normative e manageriali richiesta dal ruolo. Un Regulatory Manager deve conoscere in profondità la normativa di riferimento, mantenerla costantemente aggiornata e saper dialogare con enti regolatori, R&D, Quality, produzione e management. In un contesto normativo sempre più complesso, queste competenze diventano strategiche e rendono i professionisti senior altamente contesi sul mercato.
Il costo non si limita alla sostituzione della persona. Una posizione Regulatory scoperta o affidata a un profilo non adeguato può rallentare submission e approvazioni, aumentare il rischio di non conformità, ritardare il lancio di nuovi prodotti e generare maggiore pressione sui team interni. Per questo, soprattutto nei settori regolamentati, il recruiting di un Regulatory Manager dovrebbe essere considerato un investimento sulla continuità e sulla competitività del business, non una semplice voce di costo HR.
La leva economica è importante, ma da sola non è sufficiente. I professionisti più qualificati valutano anche il livello di autonomia e responsabilità, il coinvolgimento nelle decisioni strategiche, le prospettive di carriera, la formazione continua e la flessibilità organizzativa. Un’azienda che vuole attrarre questi profili deve quindi costruire una Employee Value Proposition credibile e coerente con la realtà del ruolo. Quando il talento è prevalentemente passivo, inoltre, diventa fondamentale attivare una ricerca mirata attraverso network e partner specializzati nel settore Regulatory.






