La capacità di individuare, attrarre e valorizzare i talenti giusti incide oggi in modo diretto sulla solidità e sulla crescita delle imprese. Ma cosa succede quando alla gestione e selezione del personale si affianca uno sguardo psicologico, capace di leggere motivazioni, potenziale e dinamiche relazionali?
A parlarcene è la nostra CEO e Co-Founder Serena Zirpoli, psicologa e imprenditrice, ospite in una nuova puntata del podcast Connessioni Creative di Francesco Tagliaverga. Tra psicologia, leadership femminile e specializzazione, Serena ci introduce al mondo della selezione visto dai suoi occhi, e di come questo mondo si stia sempre più trasformando.
Di seguito riportiamo la trascrizione della puntata.
Raccontaci di te e del tuo percorso tra gestione e selezione del personale
Serena nasce come psicologa, ma fin da subito sente che il suo mondo non è quello della psicologia clinica: «Sono sempre stata una persona molto orientata al gruppo», racconta. «Amo lavorare in team, motivare, costruire obiettivi condivisi. Sento che questo è il mio posto, il mio obiettivo».
Da questa attitudine nasce la nostra società, Professional Recruitment, fondata da Serena e Luca con l’obiettivo di trasformare la gestione e selezione del personale in una leva strategica per le aziende. «Io e Luca volevamo creare un approccio consulenziale che mettesse davvero le persone al centro», spiega Serena. «Non si tratta solo di coprire posizioni vacanti, ma di costruire team capaci di generare valore nel medio-lungo periodo, rispettando competenze, aspirazioni e cultura aziendale».
La scelta di entrare nel mondo della ricerca e selezione arriva proprio da qui: dal desiderio di osservare in modo concreto e misurabile l’impatto di ogni inserimento. «Nel contesto organizzativo – continua Serena – è possibile vedere come un progetto ben strutturato influenzi le persone e i risultati. Ed è questo che rende il nostro lavoro così stimolante e strategico».
Selezione nel Pharma & Healthcare: quando competenza ed empatia devono convivere

All’interno di Professional Recruitment Serena si è specializzata nel settore Pharma & Healthcare, un ambito in cui la gestione e selezione del personale richiedono non solo solide competenze tecniche, ma anche una spiccata intelligenza emotiva per individuare il talento più adatto e connetterlo in modo efficace con l’organizzazione.
In questo contesto, la preparazione dei recruiter è determinante. Le Life Sciences rappresentano infatti un settore altamente regolamentato, in cui le aziende ricercano spesso profili estremamente tecnici e specialistici. Per questo motivo il processo di selezione non può limitarsi alla verifica di competenze generiche: richiede una profonda comprensione del contesto normativo, delle dinamiche di settore e delle reali esigenze delle organizzazioni.
Seppur fondamentale, però, la tecnica non è tutto.
«In questo ambito conta forse ancora di più l’approccio psicologico», spiega Serena. «Oltre alla preparazione scientifica, è fondamentale la capacità relazionale: bisogna sapersi interfacciare con medici, direzioni sanitarie, stakeholder complessi. Serve una figura che sappia coniugare competenza tecnica e intelligenza emotiva».
Un aspetto sicuramente distintivo della nostra società è la scelta consapevole di non affidarci all’intelligenza artificiale per lo screening dei CV. Non per rifiuto della tecnologia, ma per coerenza con il nostro approccio: un curriculum non racconta profondità né potenziale inespresso.
«Spesso parliamo di creatività nella selezione», racconta. «Il nostro obiettivo non è solo coprire una vacancy, ma proporre soluzioni che sulla carta non esistono. A volte un candidato con meno anni di esperienza, ma con un background più coerente e una motivazione autentica, può rappresentare il vero talento da far incontrare con l’azienda».
Ed è qui che la psicologia diventa leva strategica.
Donne e leadership: quanto è rilevante il tema nella gestione e selezione del personale?
Nel 2026 il tema della leadership femminile resta centrale per chi si occupa di gestione e selezione del personale. Serena è impegnata in iniziative come Women on Board e sta frequentando un Executive MBA in Bocconi, un percorso che le consente di approfondire ulteriormente le dinamiche manageriali e organizzative che influenzano l’accesso ai ruoli apicali.
Ancora oggi emerge con chiarezza come il principale ostacolo resti di natura culturale: «Nell’immaginario collettivo la leadership è ancora spesso associata alla figura maschile», spiega Serena. «Questo può influenzare i processi decisionali nelle aziende, ma anche il modo in cui alcune professioniste si propongono o vengono valutate».
«Per chi opera nella selezione del personale – continua Serena – questo significa interrogarsi costantemente su come identificare e valorizzare il potenziale di leadership in modo realmente oggettivo. Costruire shortlist equilibrate, ampliare il bacino di ricerca e leggere le competenze al di là degli stereotipi diventa quindi parte integrante di un approccio professionale e responsabile».
Per Professional Recruitment, infatti, la leadership efficace non ha genere: si fonda su competenze, visione e capacità di generare valore per l’organizzazione. Ed è proprio attraverso processi di selezione consapevoli e meritocratici che è possibile contribuire, concretamente, a rendere le organizzazioni più inclusive e competitive.
Che consiglio daresti alle professioniste che cercano lavoro?
La risposta è pragmatica: «Studiare e formarsi è fondamentale, ma non sufficiente. Occorre tradurre le competenze in risultati concreti, in numeri, in impatto sul business».
«Nelle aziende contano i dati», sottolinea. «Per questo serve una comunicazione strategica, capace di rendere pratico ciò che si è imparato».
Anche nel colloquio Serena suggerisce alle professioniste di adottare un approccio meno scontato di quanto si pensi: praticare un ascolto consapevole e strategico. Non si tratta solo di rispondere alle domande, ma di leggere il contesto, cogliere le sfumature, osservare il linguaggio non verbale e comprendere l’intenzione dietro le parole dell’interlocutore.
«Oggi il colloquio è sempre più un dialogo autentico, non una sequenza di risposte preconfezionate. La capacità di sintonizzarsi sull’interlocutore, comprendere le reali esigenze dell’organizzazione e modulare il proprio messaggio in modo mirato può fare una differenza significativa nel modo in cui il proprio profilo viene percepito».
Un consiglio che, come riconosce anche l’intervistatore, vale per tutti in ogni contesto.
Cosa manca oggi nelle aziende?
Nel momento finale dell’intervista Serena richiama una capacità che ritiene fondamentale anche nella gestione e selezione del personale: la progettualità unita alla semplicità.
«Nelle organizzazioni spesso costruiamo modelli, processi e progetti sempre più complessi», osserva. «Ma quando le strutture diventano troppo stratificate rischiano di rendere meno chiari gli obiettivi e di limitare lo spazio di iniziativa delle persone». Questo vale anche nei processi di selezione e di sviluppo dei talenti: più il sistema è complesso, più diventa difficile individuare e valorizzare il potenziale reale dei professionisti.
Per Serena il punto non è ridurre la complessità delle organizzazioni, ma tornare all’essenziale: definire con chiarezza quali competenze servono davvero, quali responsabilità devono essere affidate e quale valore ci si aspetta da ogni ruolo. Solo così è possibile costruire team in cui le persone comprendono il proprio contributo e possono esprimere pienamente il proprio potenziale.
«Mettere le persone al centro non è un atto romantico», conclude. «È una scelta strategica». La gestione e selezione del personale diventano quindi leve decisive per valorizzare competenze e motivazione. Le organizzazioni che funzionano davvero sono quelle che hanno il coraggio di investire nel potenziale umano, anche quando questo non è immediatamente misurabile.
Conclusioni
L’intervista di Serena a Connessioni Creative si conclude qui. Il messaggio che ci restituisce è però potente: il futuro della gestione e selezione del personale si gioca su competenza, dialogo, integrazione e capacità di far emergere il potenziale umano.
Per aiutare le organizzazioni a far emergere pienamente il potenziale delle proprie risorse, Paideia Group – di cui facciamo parte – offre servizi di consulenza HR a supporto dell’intero employee life cycle. Affianchiamo le aziende in tutte le fasi del percorso delle persone: dall’ingresso allo sviluppo, fino alla valorizzazione e retention.
Attraverso il brand Blooming Areté sviluppiamo progetti di benessere, formazione manageriale e coaching. La sua mission è favorire lo sviluppo del potenziale e del benessere delle persone in azienda tramite strategie personalizzate, concrete ed efficaci.
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