La selezione ai tempi dei videocolloqui. La distanza stravolge tutto?

Videocolloqui

Il mondo della selezione non si ferma e oggi i videocolloqui sono diventati la prassi.

 

L’emergenza sanitaria ha costretto ad evitare la prossimità fisica e ciò, nel mondo della selezione, si è tradotto nella necessità di sostituire la stretta di mano e l’incontro in ufficio con un contatto Skype o la stanza di Google Meet. La scelta del colloquio virtuale è sempre più frequente e ci sono buone ragioni per prevedere che sarà mantenuta anche sul lungo termine; occorre quindi approfondire le differenze che emergono rispetto al colloquio vis-à-vis per evitare di commettere errori banali.

 

Sono tante le best practices che contraddistinguono un colloquio in videoconferenza:

  • Dal punto di vista tecnico, una buona connessione è d’obbligo per non incorrere in fastidiosi “salti” dell’immagine o dell’audio che rendano meno fluida la conversazione, chiudendo altre schede aperte che potrebbero appesantire la rete. In generale, è preferibile collegarsi da un pc oppure da uno smartphone, ma scegliendo una postazione stabile per evitare che l’interazione risulti “movimentata”.
    Inoltre, qualora venga richiesto un programma di videocall personalizzabile (Skype, Zoom et similia) è bene creare un account facilmente rintracciabile, con nickname (es. “nome.cognome”)  e immagine del profilo professionali.
     
  • Per quanto concerne il setting, è consigliabile un luogo appartato in cui non si corra il rischio di “interferenze” di altre persone nella stanza (magari utilizzando degli auricolari). È importante anche scegliere uno sfondo neutro e una postazione che non sia in controluce, così da evitare che la propria figura appaia adombrata.
     
  • Rispetto alle indicazioni riguardo la propria persona, vale l’etichetta che normalmente si segue per i colloqui fisici sia nei modi che nel vestiario; è sempre necessario un abbigliamento consono alla situazione, a prescindere da quanto il contesto più informale possa indurre ad un abbigliamento  casual. È meglio verificare fin da subito la qualità di video e audio.

Provando ad analizzare in profondità i cambiamenti che il videocolloquio impone, è inevitabile notare quanto quest’ultimo risulti “naturalmente” più informale.

Sebbene razionalmente si possa essere consapevoli dell’importanza del momento, la possibilità di rimanere nel proprio habitat e di avere sotto controllo l’ambiente esterno entro il proprio device, rende il tutto più distante ma soprattutto più distensivo.

Una delle maggiori conseguenze della virtualizzazione del colloquio risiede dunque nel minor coinvolgimento emotivo, in quanto aumenta, rispetto ad un colloquio vis-à-vis, la manipolabilità del setting. Idealmente, infatti, la possibilità di disattivare la videocamera o il microfono ci consente una via di fuga potenziale dalla situazione, cosa che durante un colloquio fisico risulta invece impossibile.

Tale percezione è sicuramente enfatizzata dal fatto che, in un contesto come quello del colloquio in cui si è oggetto di valutazione, la situazione è meno stressante per l’assenza fisica di colui stesso che valuta, in quanto anch’egli diventa più “gestibile”.

 

Dal punto di vista del recruiter, è ancora più importante del solito far sentire il candidato a proprio agio per poter creare con lui un rapporto che sopperisca alla distanza fisica, cercando di tenere un contatto visivo così da favorirne il coinvolgimento. Nonostante ciò è innegabile quanto la percezione dell’altro sia meno completa, in quanto le sfumature legate al linguaggio non verbale, alla mimica o a tutti i segnali inerenti alla fisicità della persona sono meno evidenti.

È importante che il recruiter spenda qualche parola in più (rispetto al solito) per raccontare al candidato quegli aspetti del clima aziendale e della cultura organizzativa che normalmente sono percepiti a partire dagli ambienti in cui avviene il colloquio, dalle modalità di accoglienza, etc.

 

In conclusione, se da un lato una maggiore informalità può far venir meno l’impegno delle due parti e inficiare la valutazione, allo stesso tempo un clima più distensivo può sicuramente rendere più spontaneo l’icebreaking e facilitare il fluire del colloquio.

Tale analisi è un piccolo esempio di quanto in questo momento storico la coltivazione della relazione umana prescinda le logiche spazio-temporali a cui siamo abituati.

Il colloquio assume nuove connotazioni e la nostra attenzione deve sempre e comunque focalizzarsi sulla persona che abbiamo davanti, a prescindere dal mezzo con cui riusciamo a comunicare con questa.

 

Andrea Scolari, Calogero Cilibrasi