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Export nutraceutico 2026: le figure e le regole che fanno crescere il business

Indice dei Contenuti

L’Italia è il primo mercato europeo per consumo di integratori e nutraceutici, ma quando si parla di export globale si posiziona ben al di sotto del proprio potenziale.

Per colmare questo divario e cogliere i trend di crescita internazionali, le aziende devono strutturarsi internamente con competenze professionali verticali e strategiche, a partire da una lettura puntuale delle normative dei mercati di destinazione.

Ma quante aziende sono davvero pronte a competere fuori dai confini nazionali? Quali normative bisogna conoscere? Chi deve occuparsene all’interno dell’organizzazione?

Italia: leader nel consumo, rincorsa sull’export nutraceutico

Nel 2025 il mercato nutraceutico italiano ha raggiunto i 5,2 miliardi di euro, rappresentando la fetta più grande del mercato europeo, pari al 29% del totale.

A livello continentale, il mercato dei nutraceutici valeva 88,54 miliardi di dollari nel 2025, con una crescita attesa fino a 117,66 miliardi entro il 2031 (CAGR del 4,85%). Le previsioni sul solo comparto italiano degli integratori alimentari parlano di una crescita da 4,5 miliardi di euro nel 2024 a 7,55 miliardi nel 2030, con un CAGR intorno al 9%.

Qui emerge un paradosso per l’export nutraceutico: l’Italia è leader assoluto in Europa per consumo, ma si colloca solo all’ottavo posto come esportatore globale.

La causa principale non è la qualità del prodotto, elemento in cui l’Italia eccelle per formulazione, R&D e tradizione, bensì la carenza di competenze dedicate all’export e la complessità dei processi di internazionalizzazione. L’export non può più essere un’attività improvvisata, richiede una strategia strutturata e, soprattutto, un team specializzato.

Una zona grigia normativa. Cosa sono davvero i nutraceutici?

Prima ancora di parlare di export nutraceutico, va chiarito un punto spesso sottovalutato: il termine nutraceutico non ha una definizione giuridica propria, né a livello europeo né internazionale. Il concetto fu coniato nel 1989 da Stephen L. De Felice, che lo descrisse come un alimento (o una sua parte) capace di apportare benefici medici o sanitari, inclusa la prevenzione e il trattamento di malattie.

L’assenza di una cornice legale dedicata crea un’area di sovrapposizione tra due mondi regolati in modo molto diverso:

  • da un lato i medicinali, disciplinati dalla Direttiva 2001/83/CE;
  • dall’altro gli alimenti, definiti dal Regolamento (CE) n. 178/2002 (art. 2), che esplicitamente esclude i medicinali dal proprio ambito.

Nella prassi commerciale, i prodotti nutraceutici vengono collocati e venduti come integratori alimentari, categoria definita all’art. 2 del Regolamento (CE) n. 1925/2006 e disciplinata a livello nazionale dal Decreto Legislativo n. 169/2004, oltre che dal Regolamento (CE) n. 1170/2009.

Va però tenuto presente che integratore alimentare e nutraceutico non sono sinonimi perfetti poichè l’integratore ha una funzione di supporto nutrizionale quotidiano, mentre il nutraceutico punta più esplicitamente alla prevenzione e alla gestione di specifiche condizioni di salute, avvicinandosi concettualmente a una preparazione farmaceutica. 

Questa ambiguità di fondo ha una conseguenza molto concreta per chi esporta dato che la stessa formulazione può essere classificata in modo diverso da Paese a Paese, con impatti diretti su etichetta, claim ammessi e persino sulla possibilità di commercializzazione.

Il quadro normativo europeo di partenza

Prima di parlare di persone, serve un minimo di chiarezza sulle principali norme che ogni azienda deve conoscere prima di esportare. Sono proprio queste regole a definire quali competenze servono davvero.

I claims nutrizionali e salutistici (Reg. CE 1924/2006)

In tutta l’Unione Europea, le indicazioni nutrizionali e sulla salute riportate in etichetta o nei materiali promozionali devono rispettare il Regolamento (CE) n. 1924/2006.

Un claim salutistico è vietato a meno che non sia stato specificamente autorizzato dalla Commissione Europea e incluso nel registro ufficiale previa valutazione scientifica dell’EFSA (European Food Safety Authority). 

In Italia si aggiunge un tassello ulteriore: il Decreto del Ministero della Salute del 10 agosto 2018 disciplina in modo dettagliato l’uso degli estratti vegetali e dei relativi effetti fisiologici ammessi.

Il regolamento Novel Food (UE 2015/2283)

Dal 1° gennaio 2018 il Regolamento (UE) 2015/2283 disciplina l’immissione sul mercato comunitario di ingredienti nuovi o non tradizionalmente consumati in Europa prima del maggio 1997.

Per le aziende che sviluppano formulazioni innovative, verificare preventivamente lo status dell’ingrediente è un passaggio critico: l’esigenza di una preventiva autorizzazione europea può modificare radicalmente i tempi di lancio e i costi dell’intero progetto di export nutraceutico.

I mercati target e le barriere extra-UE

Per pianificare un’espansione efficace, occorre prima analizzare le direttrici commerciali più promettenti. Per gli integratori alimentari italiani, gli Stati Uniti risultano il principale mercato di destinazione dell’export, seguiti da Germania e Francia (che da soli assorbono quasi il 37% dell’export agroalimentare nazionale), seguiti dalla Svizzera, strategica come hub logistico e commerciale ad alto valore.

Fuori dai confini europei, la frammentazione normativa si accentua.

Negli Stati Uniti, ad esempio, la FDA (Food and Drug Administration) regolamenta gli integratori alimentari immessi sul mercato da aziende estere tramite requisiti stringenti che impongono:

  • verifica della conformità degli ingredienti e dei relativi dosaggi ammessi;
  • revisione formale e sostanziale delle etichette (Supplement Facts);
  • limitazione dei claim consentiti ai soli Structure/Function claims, escludendo qualsiasi dicitura riconducibile a proprietà terapeutiche.

In Giappone, invece, i prodotti si dividono tra FOSHU (che richiede approvazione preventiva del Ministero della Salute) e FFC (senza approvazione preventiva, ma con evidenze scientifiche e dosaggi predefiniti da rispettare).

Logiche altrettanto specifiche valgono per Cina, Regno Unito e altri mercati extra-UE, motivo per cui una mappatura normativa dedicata va sempre fatta prima di pianificare l’ingresso.

Il risultato è che lo stesso prodotto commercializzato con successo in Italia spesso non può essere esportato così com’è, ma richiede una revisione strutturale di formulazione, etichettatura e posizionamento.

Un ulteriore elemento di attenzione: il contesto commerciale internazionale

Gli Stati Uniti rappresentano uno dei principali mercati extra-UE per l’export italiano di integratori alimentari, rendendo il quadro regolatorio e commerciale americano un elemento strategico per la competitività delle imprese del settore.

Negli Stati Uniti gli integratori alimentari sono disciplinati dalla Dietary Supplement Health and Education Act (DSHEA) e regolamentati dalla Food and Drug Administration (FDA) come dietary supplements, una categoria distinta sia dai medicinali sia dagli alimenti convenzionali. Questa classificazione comporta requisiti regolatori specifici e differenti rispetto a quelli previsti per i farmaci.

Sul piano commerciale, inoltre, il contesto internazionale è diventato sempre più dinamico. Le politiche tariffarie adottate dagli Stati Uniti negli ultimi anni, unite alle tensioni geopolitiche e ai cambiamenti nelle strategie di approvvigionamento globale, possono incidere sui costi di esportazione e sulla competitività delle imprese, con effetti che variano in funzione della classificazione doganale dei prodotti, del Paese di origine e delle misure commerciali di volta in volta applicabili.

In questo scenario, l’internazionalizzazione non rappresenta più soltanto una sfida commerciale, ma richiede competenze integrate in ambito regolatorio, doganale e logistico, affinché le imprese possano adattarsi rapidamente all’evoluzione dei mercati e preservare la propria competitività.

Le figure professionali indispensabili per l’export nutraceutico

Chi vuole portare avanti un progetto di export nutraceutico solido ha bisogno di costruire, o affidarsi a, un team con profili specifici. Vediamo quali sono i ruoli più rilevanti.

Regulatory Affairs Specialist

Garantisce la conformità normativa dei prodotti e fa da intermediario istituzionale tra l’azienda e le autorità sanitarie nei diversi paesi target.

  • Responsabilità principali: predisposizione dei dossier tecnici, verifica della sicurezza delle materie prime, controllo e validazione delle etichette e gestione delle procedure di registrazione presso Ministeri, Consolati e Camere di Commercio esteri.
  • Competenze necessarie: solida formazione scientifica (Chimica, Biologia, CTF, Scienze Alimentari) unita a una conoscenza approfondita del Reg. CE 1924/2006, della normativa Novel Food e delle direttive d’importazione dei paesi extra-UE.

Export Manager

È il driver commerciale dell’espansione estera, chiamato a unire competenze di marketing, logistica, vendite e conoscenza dei contesti internazionali.

  • Responsabilità principali: mappatura dei mercati, gestione della rete distributiva e negoziazione commerciale.
  • Competenze necessarie: fluente padronanza delle lingue straniere e profonda padronanza tecnica del prodotto; senza queste basi, la negoziazione con i partner internazionali rischia di arenarsi sui dettagli normativi.

Market Access Specialist

Definisce le condizioni operative d’ingresso in uno specifico contesto geografico, valutando preventivamente l’impatto delle barriere all’entrata.

  • Responsabilità principali: mappatura dettagliata delle autorità competenti, analisi della documentazione di sdoganamento richiesta ed esame storico delle casistiche di respingimento doganale o mancata autorizzazione. Consente di anticipare i blocchi amministrativi e tecnici prima che si traducano in ritardi sulle spedizioni e costi straordinari, ottimizzando il time-to-market.
  • Competenze necessarie: capacità analitiche, project management, negoziazione strategica, conoscenza della politica sanitaria e capacità di dialogo con stakeholder istituzionali.

Fiere ed eventi: dove monitorare il settore

Oltre alle competenze interne, le aziende hanno bisogno di osservare costantemente l’evoluzione del settore e Vitafoods Europe resta il punto di riferimento mondiale del comparto.

L’evento, che nel 2025 e nel 2026 ha scelto Barcellona come sede, è un’occasione concreta per incontrare buyer internazionali e osservare da vicino l’evoluzione del mercato.

Accanto alla fiera, portali istituzionali come l’Osservatorio Economico del MAECI e InfoMercatiEsteri offrono dati aggiornati su interscambio commerciale e opportunità nei singoli paesi.

L’export nutraceutico è una scelta di squadra

Crescere all’estero non è un’opzione secondaria, ma una scelta strategica vincolante per la competitività a lungo termine. Approcciare mercati complessi e altamente regolamentati senza i professionisti giusti rischia di tradursi in rallentamenti operativi, blocchi doganali e ritardi sul time-to-market.

La differenza tra un tentativo di espansione faticoso e un progetto d’export vincente risiede nella capacità di investire nelle persone: unire la visione dell’Export Manager alla precisione del Regulatory Affairs e al valore scientifico dei Clinical Affairs è l’unica vera leva di crescita.

Perfeziona il tuo Team Export con Professional Recruitment

Costruire un team capace di affrontare mercati regolamentati richiede professionisti difficili da reperire. Per questo come Professional Recruitment affianchiamo le aziende Life Sciences e Nutraceutical nella ricerca e selezione di figure specialistiche in ambito Regulatory Affairs ed Export Management. 

Attraverso un’attività di headhunting mirata individuiamo i profili più adatti ai mercati di riferimento, valutandone competenze tecniche, esperienza internazionale e capacità di guidare progetti complessi.

Se stai pianificando l’espansione della tua azienda nei mercati esteri, possiamo aiutarti a costruire il team giusto!

Fonti

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Domande frequenti

Quali figure professionali servono per esportare prodotti nutraceutici?

Le figure chiave sono il Regulatory Affairs Specialist, l’Export Manager e il Market Access Specialist. Ognuna contribuisce a garantire conformità normativa, sviluppo commerciale e accesso ai mercati esteri, riducendo rischi e tempi di ingresso.

Perché l’export nutraceutico richiede competenze specialistiche?

Ogni Paese applica regole diverse su ingredienti, claim, etichettatura e autorizzazioni. Affrontare questi aspetti senza figure dedicate aumenta il rischio di ritardi, blocchi normativi e costi imprevisti durante il processo di internazionalizzazione.

Come trovare professionisti specializzati nell’export nutraceutico?

Questi profili richiedono competenze regolatorie e internazionali difficili da reperire. Affidarsi a una società di headhunting nel Life Sciences consente di individuare candidati con esperienza specifica e già pronti a operare in contesti regolamentati.

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