Mondo del lavoro

Lo sguardo di Professional Recruitment sul mercato del lavoro e sulle Risorse Umane, tra Psicologia, Recruiting ed Head Hunting.

La formazione gioca un ruolo significativo all’interno dell’attività delle Risorse Umane. Infatti, oggi saper valorizzare al massimo il capitale umano per le aziende può fare la differenza, in termini di successo ed efficienza. In particolare si parla molto di Lifelong Learning, un insieme di approcci che permettono un apprendimento continuativo nel corso della vita lavorativa con l’obiettivo di avere, a livello di competenze, una “cassetta degli attrezzi” sempre più ampia. In questo processo, nel mondo del lavoro odierno, quindi, il ruolo del formatore risulta fondamentale, ma allo stesso tempo complesso.
La soddisfazione lavorativa è la misura di quanto le persone si sentono realizzate e sviluppano emozioni positive in riferimento al proprio lavoro. Questa dimensione affettiva si origina dal confronto da parte del lavoratore tra i risultati raggiunti e quelli che desiderava, di cui aveva bisogno e che riteneva più opportuni da raggiungere.
Per reagire al brusco cambio di scenario, le aziende hanno dovuto necessariamente rivedere in brevissimo tempo i propri piani organizzativi e strategici, con un conseguente effetto sul personale. Tra le categorie di lavoratori più esposte a tali cambiamenti, si annovera quella che abbiamo scelto di definire “lavoratori nel limbo”.

Nell’attuale mercato del lavoro sempre più competitivo, la selezione è uno dei processi chiave che determinano il successo di un’organizzazione. Scegliere le persone giuste per il posto giusto in termini di competenze, conoscenze teoriche, attitudini etc. è un vantaggio per l’intera organizzazione, ed è proprio questo che può fare la differenza rispetto ai competitor.

Il diversity management sta acquisendo un’importanza sempre maggiore, poiché la nostra società è sempre più multiculturale e multietnica. Su questo tema abbiamo intervistato Massimiliano Monaci, Professore di Sociologia all’Università Cattolica di Milano, grande esperto in materia.

Il termine stakeholder negli ultimi anni si è diffuso sempre di più, tanto da diventare di uso comune non solo tra gli addetti del settore economico o del management. Possono essere definiti “stakeholder” tutti coloro che, più o meno volontariamente, sono titolari di una “posta” connessa con le attività in cui l’impresa è coinvolta e che risultano direttamente o indirettamente condizionati nella sua attività, condizionandola a loro volta.

La realtà globalizzata, l’estrema flessibilità del mondo del lavoro e una tecnologia che favorisce un fluire vorticoso di informazioni, contribuiscono in maniera determinante all’aumento di fattori stressanti nella nostra vita personale e professionale. Proprio per questi motivi lo stress è un fenomeno particolarmente studiato nella realtà organizzativa poiché non solo ha delle ripercussioni dirette sul benessere fisico e psicologico dei lavoratori, ma è stato dimostrato come abbia un impatto negativo anche in termini economici (fino a circa il 5-10% delle perdite di un’organizzazione vengono registrate in relazione a fenomeni di stress). 
Le riunioni sono, probabilmente, lo strumento di gestione più potente di cui i leader dispongono per garantire il successo dell’organizzazione, in quanto consentono di collaborare, discutere e prendere rapidamente decisioni riunendo le competenze e le esperienze di un insieme di partecipanti. In particolare, a causa dei significativi cambiamenti in atto nelle modalità di svolgimento del lavoro, tra cui l’introduzione dello smart working, la capacità di gestire in maniera efficace una riunione diventa sempre più importante e non può essere sottovalutata.
Per intelligenza emotiva si intende la capacità di comprendere, utilizzare e gestire le proprie emozioni, comunicare in modo efficace, entrare in empatia con gli altri, superare le sfide e disinnescare i conflitti. In termini pratici, questo significa essere consapevoli che le emozioni guidano il nostro comportamento e hanno un impatto sulle persone.
Questo è un periodo sui generis. E “sui generis” è un eufemismo. I media hanno la tendenza a porre l'attenzione su news e temi poco variegati e ricorrenti. Con la frase “il medium è messaggio” già nel 1964 McLuhan sottolineava come la monotematicità dell’informazione può confondere gli ascoltatori, inducendoli a credere che ciò che ascoltano nei TG sia l’unica realtà possibile.

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