La Terapia dell’Umorismo – L’arte di ridere quando non c’è niente da ridere

Bacio

Questo è un periodo sui generis. E “sui generis” è un eufemismo.

I media hanno la tendenza a porre l'attenzione su news e temi poco variegati e ricorrenti. Con la frase “il medium è messaggio” già nel 1964 McLuhan sottolineava come la monotematicità dell’informazione può confondere gli ascoltatori, inducendoli a credere che ciò che ascoltano nei TG sia l’unica realtà possibile: è successo ad esempio, con l’ebola, con il rischio di una terza guerra mondiale o con il surriscaldamento globale.

Ora è il momento del “Covid-19”, ma in questo caso è diverso perché l’argomento che sta invadendo i media è qualcosa che difficilmente possiamo evitare, in quanto sta condizionando la vita di tutti noi: tale “prigionia mediatica” si unisce a quella fisica della quarantena, lasciando poco spazio ad altro. Del resto anche la nostra ricerca attiva di news non si rivela certo più variegata. Infatti, c’è una sola notizia che al momento sembra interessarci e lo dimostra Google Trends che indica quanto la maggior parte delle ricerche degli italiani sia focalizzata sullo stesso tema.

Gli eventi che ci circondano in questo momento sono eventi drammatici e influenzano la nostra vita, soprattutto in termini di benessere psicofisico. Risulta quindi necessario distogliere l’attenzione dalla drammaticità della situazione che stiamo vivendo. Ciò non significa certo sottovalutare il problema ma, al contrario, trovare nuove risorse per contrastarlo ed esorcizzare la paura. 

Ci siamo interrogati su quale sia il modo migliore per combattere lo stress da informazione che stiamo vivendo in questi giorni, domandandoci come abbiamo scelto di reagire. Molti studi sottolineano l’importanza dell’umorismo in contesti di emergenza perché questo ha degli effetti positivi in termini fisiologici, ma soprattutto in termini psicologici. In particolare, l’umorismo sembra essere una buona terapia per sconfiggere l’ansia e la paura: non nega la realtà circostante ma ci aiuta a trasformarla, rendendola più gestibile. Il sociologo Berger (1999) sosteneva quanto “l’umorismo sia l’espressione della libertà dello spirito umano, della sua capacità di elevarsi al di sopra della realtà e di contemplare la scena (...) è la reazione alle incongruenze della vita e, come la fede, consente di dare un’interpretazione accettabile a ciò che non si può spiegare razionalmente”. Non bisogna mai dimenticare quanto una risata o un momento di spensieratezza ci possano aiutare a trovare un nuovo punto di vista da cui osservare la realtà o ci diano semplicemente modo di trovare la forza di pensare e parlare di qualcosa di diverso.

Forse è proprio questo l’approccio migliore con cui bisogna affrontare tale periodo. I momenti di spensieratezza condivisi sui social, la potenza di un video che vuole descrivere in termini divertenti come è cambiata la nostra vita o condividere un momento, anche solo virtuale, con un nostro amico, può rivelarsi la strategia vincente per rendere queste lunghe giornate meno pesanti e per distrarci da quello che accade fuori (o dentro) le nostre mura.

Per questo, ora che inevitabilmente si riduce la possibilità di interagire con le persone fisicamente, sui social sta aumentando sempre più il flusso di dati. WhatsApp, Instagram, Facebook e simili diventano strumento principale di condivisione e le nuove forme di sdrammatizzazione, una su tutte i meme, ci aiutano a trascorrere la quotidianità con qualche sorriso, magari mettendo alla berlina proprio quelle figure che invece in TV alimentano la paura di fondo che tutti inevitabilmente percepiamo.                                                                                   

                                        

Inoltre, app come Zoom o HouseParty hanno visto un boom di download rendendo i cosiddetti videoaperitivi un appuntamento fisso. Questo sottolinea anche come sia cambiata la nostra socialità in questo momento: l’aperitivo al bar è stato sostituto da quello virtuale, mentre il film al cinema è stato rimpiazzato con la condivisione dello schermo di Netflix. Anche le reti televisive nazionali hanno stravolto i loro palinsesti, sostituendo le trasmissioni in diretta con la programmazione di maratone di film amati dal grande pubblico, con l’obiettivo di tenerci compagnia durante queste serate. 

Emerge dunque quanto stiamo riuscendo a riadattare il nostro mondo sociale all’attuale situazione, l’umorismo e la socialità virtuale sono modi per distrarci un po’ dal mal comune. 

E voi, quale strategia avete adottato per sconfiggere la paura?

Calogero Cilibrasi, Margherita Cislaghi